Tour nella penisola dello Yucatan: da Uxmal a Campeche

Uxmal Messico2

Meno famosa e meno affollata ma rispetto a Chichen Itza, ma non per questo meno bella, Uxmal ci racconta la vera essenza della cultura Maya. Scopriamo i tesori di questo meraviglioso patrimonio UNESCO.

Il terzo giorno del nostro tour nella Penisola dello Yucatan  è stato meno stancante del precedente ma non per questo meno interessante. Anzi per certi versi lo ritengo molto più appagante. Ma andiamo con ordine. Come sempre sveglia la mattina presto (ma questo continua a non essere un problema, perché il mio orologio interno è ancora ancorato al fuso italiano, quindi alle 5,30 sono sveglissima!), colazione in hotel e poi tutti in pullman, direzione Uxmal, altro importante sito archeologico Maya.

Fazenda Messico

Lungo il tragitto però la nostra guida Carlos ci propone 2 interessanti tappe intermedie  che ci aiuteranno ad entrare molto più nel vivo dello stile di vita e nella vera essenza del Messico. Dapprima ci fermiamo in un piccolo villaggio costituito in prevalenza da fatiscenti baracche, dove la gente vive in povertà. C’eravamo abituati a ben altri scenari, ad alberghi di lusso sulla Riviera Maya e ristoranti dove si mangia ottimo cibo, ma in fin dei conti quella è solo la facciata che viene mostrata ai turisti. Purtroppo il vero Messico è anche questo e quando Carlos mi impedisce di fare foto per evitare di disturbare chi non vorrebbe essere disturbato, capisco molte cose.

Muna ed il suo pittoresco mercato


Muna Messico

Successivamente ci fermiamo a Muna, delizioso paesino famoso per il suo coloratissimo mercato coperto. Muna è stata una tanto inaspettata quanto gradevolissima scoperta ed avrei desiderato trascorrere molto più tempo qui, per potere scattare foto all’infinito. E’ decisamente il luogo più variopinto, più pittoresco e più tipico che io abbia mai visto in quel poco di mondo che ho girato: le donne indossano abiti tipici bianchi con decorazioni colorate; sui banconi si trovano verdure, frutta, ortaggi, carni e pesci bellissimi, molti dei quali a me sconosciuti; la gente è sorridente, cordiale, simpatica e soprattutto autentica. Mi viene quasi voglia di abbracciarli uno per uno, perché è talmente tanta la gioia che riescono a trasmettermi che trovo ingiusto non poterli ringraziare per questo dono gratuito.
Muna Messico2Colorate ed allegre sono anche le chiese, cattoliche come le nostre, che tuttavia sembrano volere esprimere gioia e non costrizione. Ma perché non trascorriamo l’intera giornata qui? Ma questo è un po’ l’aspetto negativo dei tour organizzati: devi fare quello che fanno gli altri.

Uxmal


Uxmal MessicoLasciamo a malincuore Muna e ci dirigiamo al sito archeologico di Uxmal, anche questo dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Il sito è molto bello e, a differenza di Chichen Itza, meno affollato e quindi molto più godibile. Qui ammiriamo l’originalissima  Piramide dell’Indovino, con la sua base ellittica e la sua singolare forma bombata; il Quadrilatero delle Monache, che in realtà con le monache non ha proprio niente a che vedere, fu solo scambiato per un convento dai conquistatori spagnoli; l’immancabile campo del gioco della pelota, dove sono  facilmente distinguibili i cerchi dentro i quali presumibilmente doveva passare la palla per fare punto; e la Gran Piramide, alta 35 metri, dove finalmente è possibile salire ed ammirare tutto il panorama dall’alto.

Uxmal Messico3Il vero problema non è tanto salire, ma scendere. Vedi solo gradini alti e ripidi ed hai la sensazione di potere cadere da un momento all’altro. Ma tutto questo è meraviglioso. La vista è da togliere il fiato, nonostante il cielo grigio e minaccioso.

Campeche


Campeche Messico

Dopo un pranzo abbondante risaliamo in pullman per raggiungere la città di Campeche, capitale dell’omonimo stato. Lungo il viaggio, complice la stanchezza e la fase digestiva, mi addormento e mi perdo buona parte delle importanti spiegazioni di Carlos. Quando riapro gli occhi siamo già sul Golfo del Messico, dove aironi, fenicotteri e barche mi fanno capire che lo scenario è completamente cambiato.
Campeche, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1999, è definita la città pastello, grazie alle facciate coloratissime delle abitazioni. Ecco, ancora una volta torna impetuoso il tema del colore, che è una prerogativa di questo paese. Essendo un’importante porto sul golfo, Campeche era anche una delle mete favorite dei pirati, ed in città ci sono molte tracce della loro antica presenza.
Per fortuna questa sera non piove e così possiamo girare liberamente lungo le strade e finire la serata in un ristorante tipico. Nella fattispecie ho mangiato un pampano di 800 g., ripieno di gamberetti e ricoperto con una salsa messicana, il tutto accompagnati da 3 musicisti con tanto di sombrero e baffoni che cantavano Besame mucho. Che meraviglia!

Informazioni su Giusy 80 Articoli
Nata e cresciuta a Palermo, appassionata di viaggi, fotografia e della sua terra di origine, ovvero la Sicilia. Sogna di visitare New York ed il Giappone.

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