Tour nella penisola dello Yucatan tappa 4: Palenque ed il Chapas

Palenque

 

Il nostro tour  alla scoperta del mondo Maya entra sempre più nel vivo e anche la giornata di oggi ci regala belle emozioni. Dopo l’immancabile sveglia al mattino presto con colazione in hotel, partiamo alla volta di Palenque, uno dei siti archeologici più importanti del mondo Maya, perché qui sono stati rinvenuti moltissimi documenti necessari a scoprire la storia di questa antica civiltà.

Chapas

Il viaggio che da Campeche ci ha portati a Palenque è stato abbastanza lungo, ed è stato intervallato da un’altra piacevole sosta intermedia. Ci siamo infatti fermati in un classico locale per camionisti, dove la nostra guida Carlos ha consumato una specie di beverone tutto a base di peperoncino che al solo guardarlo mi ha fatto venire mal di stomaco. Lui l’ha chiamato la sua benzina, un po’ come l’effetto che ha il caffé su di noi. Sarà, ma l’aspetto non era dei più invitanti, per tale ragione ci siamo “accontentati” di mangiare quesadillas al formaggio che una ragazza dallo sguardo triste preparava sopra un bidone di latta.

Palenque

Dopo 5 ore arriviamo finalmente nell’area archeologica, nel cuore del Chapas, una delle regioni più povere del Messico. La pioggia continua a cadere e a tratti si alza anche la nebbia. La vegetazione è molto fitta, siamo praticamente dentro la giungla, ed io ho il terrore di incontrare serpenti;  i prati sono verdissimi e rigogliosi come immensi e sinuosi tappeti di erba, a volte ho l’impressione di trovarmi in un campo da golf o di essere dentro il film Breaveheart; da lontano si sentono echi di urla inquietanti che sembrano appartenere a qualche bestia feroce, ma per fortuna Carlos ci assicura che si tratta solo di scimmie urlatrici; la sensazione è quella di trovarsi in un luogo inimmaginabile.

Oltre ai sempre bellissimi templi, palazzi e piazze che ben rendono l’idea che un tempo qui sorgeva una fiorente città, abbiamo visitato un museo molto ricco di preziose testimonianze, come le maschere che gli stregoni indossavano durante i loro riti, come le statue, i geroglifici e tanti altri simboli. Sarà stata la pioggia, sarà stata l’imponenza del luogo, sarà stata la stanchezza: fatto sta che ho avuto più un atteggiamento contemplativo rispetto ai giorni precedenti, ed ho fatto poche foto.

Finiamo la nostra serata in un hotel in mezzo alla giungla, piuttosto lontano dal centro abitato. La cosa più assurda è che , nonostante siamo molto isolati, qui arriva internet e riusciamo a mandare messaggi su facebook a parenti ed amici, rassicurandoli che stiamo bene e che ci stiamo divertendo da matti. E pensare che a casa nostra internet non arriva! Consumiamo qui la nostra cena, con immancabile ed abbondante dose di guacamole, chiacchieriamo un po’ con il gruppo e poi tutti a dormire, che domani inizia un’altra giornata intensa.

Quello che mi è rimasto impresso del Chapas è stata l’incredibile povertà dei villaggi che abbiamo visto passando in pullman: baracche di legno costruite in mezzo al fango, bambini a piedi scalzi che vivono insieme a maiali e serpenti e che ci corrono dietro non appena ci vedono passare, felici di poterci salutare come fossimo un’attrazione.

Informazioni su Giusy 65 Articoli
Nata e cresciuta a Palermo, appassionata di viaggi, fotografia e della sua terra di origine, ovvero la Sicilia. Sogna di visitare New York ed il Giappone.

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